L’impatto della salute mentale sul godimento dei diritti umani da parte dei giovani
In risposta all’invito a presentare contributi lanciato dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR), in conformità con la risoluzione 57/30 del Consiglio dei Diritti Umani, per la preparazione di uno studio sull’impatto delle problematiche legate alla salute mentale sul godimento dei diritti umani da parte dei giovani, IIMA e VIDES hanno contribuito con due documenti complementari. Un contributo è stato preparato dall’Ufficio Diritti Umani di IIMA eVIDES sulla base dei risultati di un sondaggio online globale condotto all’interno della propria rete giovanile: un’indagine che ha raccolto 1.778 risposte da partecipanti provenienti da oltre 46 Paesi, tra cui adolescenti (14-17 anni), giovani (18-25 anni), giovani adulti (26-35 anni) ed educatori (oltre i 35 anni) che lavorano con i giovani. Il secondo contributo è stato elaborato direttamente da un gruppo di 30 giovani, di età compresa tra i 12 e i 22 anni, coinvolti nel Programma di Educazione Mobile del VIDES Filippine.
L’obiettivo di entrambi i contributi è garantire che le voci e le esperienze dei giovani stessi possano contribuire in modo significativo allo studio dell’OHCHR e mettere in evidenza i legami cruciali esistenti tra salute mentale e pieno godimento dei diritti umani.
In entrambi i contributi, sono stati evidenziati diversi fattori chiave che influenzano la salute mentale dei giovani e la loro capacità di godere pienamente dei propri diritti. Lo stigma e le barriere culturali restano tra le sfide più rilevanti. In molte comunità, la salute mentale è ancora considerata un tabù: i giovani temono di essere giudicati, esclusi o fraintesi se parlano apertamente delle proprie difficoltà, il che costringe molti ad affrontarle in silenzio.
Un’altra sfida importante evidenziata in entrambi i contributi è la mancanza di servizi di salute mentale accessibili e adeguati ai giovani. I partecipanti hanno segnalato una scarsa disponibilità di servizi ed infrastrutture, la loro concentrazione nelle aree urbane, e la carenza di professionisti qualificati, fattori che lasciano molti giovani, in particolare quelli che vivono in contesti rurali o marginalizzati, senza un supporto adeguato. I giovani delle Filippine hanno sottolineato che le barriere economiche e geografiche, tra cui il costo dei trattamenti e la distanza dalle strutture, spesso impediscono ai giovani di accedere all’assistenza di cui hanno bisogno.
Entrambi i contributi evidenziano anche i fattori sociali più ampi che influenzano la salute mentale dei giovani. La pressione scolastica, l’influenza dei social media, il bullismo e il cyberbullismo sono frequentemente indicati come fonti di ansia, stress e bassa autostima. Allo stesso tempo, i giovani hanno sottolineato che la salute mentale non può essere separata da condizioni strutturali, come la povertà, l’instabilità familiare, la discriminazione o l’esposizione alla violenza e alla guerra.
Queste sfide hanno un impatto diretto sulla vita dei giovani e sulla loro capacità di godere dei diritti fondamentali, tra cui il diritto all’educazione, alla partecipazione, alla salute e a un tenore di vita dignitoso. Le difficoltà legate alla salute mentale possono influenzare la concentrazione, la motivazione, le relazioni e il benessere generale, limitando le opportunità e le prospettive future dei giovani.
Allo stesso tempo, si riconosce che i governi hanno adottato misure per la salute mentale dei giovani, tra cui legislazioni, campagne di sensibilizzazione e programmi scolastici. Tuttavia, permangono importanti lacune, in particolare nel garantire un accesso equo ai servizi e nel rispondere ai bisogni dei giovani più vulnerabili.
In definitiva, entrambi i contributi ribadiscono un messaggio centrale: proteggere la salute mentale dei giovani è essenziale per proteggere i loro diritti umani. Quando i giovani hanno accesso al supporto e alle risorse di cui hanno bisogno, sono maggiormente in grado di studiare, partecipare alla società e contribuire positivamente alle loro comunità.
Attendiamo con interesse lo studio che sarà presentato al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nei mesi di settembre-ottobre 2026!
