Consiglio dei diritti umani – 36° sessione speciale sul Sudan

Lo scorso 15 aprile in Sudan è scoppiato un conflitto armato tra le Forze armate sudanesi
(guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan) e la forza paramilitare Rapid Support Forces
(guidata dal generale Mohamed Hamdan Dagalo) – precedentemente alleati nella rivolta
contro il dittatore sudanese Omar al-Bashir rovesciando con successo il suo regime nel 2019.
Il conflitto è insorto durante i negoziati sulla formazione di un nuovo governo in cui la parte
civile sarebbe stata incorporata, implicando dunque, il cedimento del potere da parte delle due
fazioni. Inoltre, si prevedeva l’integrazione delle Forze di supporto rapido nell’esercito
regolare.

Tuttavia, non si sono trovati accordi fra le due fazioni, motivo per il quale il 15 aprile i due
schieramenti sono entrati in guerra. Nelle settimane successive centinaia di persone sono state uccise, 200.000 hanno lasciato il Sudan e oltre 700.000 sono attualmente sfollate all’interno del Paese.
Il conflitto, inoltre, si sta avvenendo durante la stagione della semina, causando conseguentemente l’interruzione della produzione alimentare, l’aumento dei tassi di fame e dell’inflazione. La carenza di cibo, acqua e forniture mediche sta provocando una crisi umanitaria catastrofica. L’emigrazione di massa verso i Paesi confinanti con il Sudan ha provocato un’ulteriore destabilizzazione nei territori in oggetto, parte dei quali non è attrezzata per accogliere i rifugiati.

Il 5 maggio è stata presentata al Segretario generale una richiesta ufficiale per la convocazione
di una sessione speciale, in cui gli Stati hanno delineato le loro principali priorità per il
conflitto in corso:
I. Fermare la guerra civile;
II. Fornire aiuti umanitari con particolare attenzione a garantire un passaggio sicuro fuori
dal Sudan;
III. Invitare i responsabili dei disordini in Sudan a cessare gli attacchi contro operatori
umanitari, gli ospedali e i giornalisti.

Dal momento che il conflitto è iniziato, c’è stato un incremento di bombardamenti nel Paese,
soprattutto verso gli ospedali facendo così cadere il già fragile sistema medico in un’ulteriore
disperazione. Un recente attacco ha causato la perdita di accesso all’elettricità e all’acqua a un’intera area. Il Paese, già afflitto dalla violenza contro donne e bambini, sta vedendo un incremento delle aggressioni sessuali verso quest’ultimi, nonché il reclutamento di bambini soldato nella Paese.

Gli Stati Uniti d’America e l’Arabia Saudita hanno facilitato i negoziati a Jeddah per consentire lo svolgimento sicuro del lavoro umanitario e discutere un cessate il fuoco – tutt’oggi però ancora in fase di negoziazione. I due gruppi militanti hanno concordato di non attaccare gli operatori umanitari, di non
saccheggiare forniture mediche, di consentire ai civili di lasciare il Paese e soprattutto di non
ostacolare gli sforzi umanitari. Da allora gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno inviato spedizioni di cibo e forniture mediche in Sudan.

Il prossimo 19 giugno il Consiglio per i diritti umani ci fornirà un aggiornamento sullo stato dei negoziati per il cessate il fuoco, sul trattamento riservato ai civili e agli operatori umanitari e sugli aiuti offerti dagli Stati membri.